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Cultura

“Le uova fatali”: quando la letteratura rifletteva sulla scienza

19 Giugno 2020

Con evidente sforzo,  Ivanov pronunciò queste parole: “…lei ha scoperto qualcosa di inaudito…” e aggiunse “Professor Persikov, lei ha scoperto il raggio della vita!”.

“Insomma, insomma…” rispose il professore, arrossendo per l’imbarazzo.

Vladimimir Ipat’evic Persikov era il professore di zoologia alla IV Università di Stato e direttore dell’Istituto Zootecnico di Mosca; cinquantotto anni compiuti,  alto con le spalle incurvate, calvo con ciuffi di capelli giallastri, labbro inferiore sporgente, naso rosso, occhi piccoli e spiritati. Insomma… un tipo  davvero strano!

Non parlava d’altro che di embriologia, anatomia, botanica e geografia. Non leggeva i giornali, non andava a teatro.

Sua moglie l’aveva abbandonato  da ormai quindici anni, congedandosi con un biglietto su cui aveva scritto: “Le tue rane, mi provocano un brivido di insopportabile disgusto. Saranno proprio loro la causa della mia eterna infelicità” .

Malgrado tutto, Persikov era uno scienziato di prim’ordine a livello mondiale e soltanto pochissimi altri avrebbero potuto competere con lui, in particolare nel campo di rettili ed anfibi.

Il giorno 16 aprile 1928, il professor Persikov, si apprestava ad osservare alcune amebe al microscopio e, per la prima volta, nella sua lunga carriera, mentre avvitava la vite del microscopio, per mettere a fuoco l’obiettivo, notava, all’interno della spirale colorata che precede la luce bianca, un raggio di colore rosso acceso, delle dimensioni di un ago, che spuntava dalla spirale.

Fu costretto ad interrompere la sua osservazione e ad allontanarsi dal suo ufficio, perché il suo assistente lo aveva chiamato.

Lasciò la vite a mezza strada…

Tornato nel suo studio dopo un’ora e mezza, Persikov si recò nuovamente presso il suo microscopio con l’intento di  girare la vite, per mettere a fuoco chiaramente l’oggetto della suo studio…ma rimase impietrito per lo spettacolo che si presentava ai suoi occhi, anzi per precisione, al suo occhio destro: le amebe che si trovavano sul disco di osservazione, e non erano investite dal raggio rosso, giacevano inermi e impotenti , ma… nella zona illuminata di rosso, accadeva qualcosa di mostruoso. “Le amebe grigiastre, protendendo gli pseudopodi, tentavano con tutte le forze di penetrare nella fascia rossa, dove si rianimavano….. Una forza sconosciuta infondeva loro lo spirito della vita. Strisciavano a frotte, lottando violentemente per un posto al raggio…Nel raggio… le amebe si riproducevano per gemmazione…con velocità fulminea… questi organismi, in pochi istanti raggiungevano il pieno sviluppo per produrre subito a loro volta, una nuova generazione… Iniziò una lotta inevitabile. I neonati si scagliavano furiosamente gli uni contro gli altri, sbranandosi e ingoiandosi a vicenda… vincevano i migliori e i più forti, e quelli migliori erano terrificanti. In primo luogo avevano circa una dimensione doppia delle normali amebe, in secondo luogo si distinguevano per una particolare aggressività e voracità.

Avevano movimenti veloci; i loro pseudopodi, che erano più lunghi di quelli normali, venivano utilizzati, senza esagerazione, come tentacoli di una piovra”.

Dopo alcuni giorni di verifica, Persikov chiamò Ivanov nel suo studio, gli spiegò tutto e gli fece vedere anche le amebe.

I due concordarono che Ivanov, libero docente, avrebbe costruito, con lenti e specchi, un apparecchio che avrebbe riprodotto il raggio rosso ingrandito e non avrebbe più reso necessario l’ausilio del microscopio.

Il progetto fu realizzato, grazie al materiale fornito dal Commissariato della Pubblica Istruzione. Per il primo esperimento, furono scelte uova di rane.

“Nell’arco di due giorni migliaia di girini uscirono dalle uova. Ma questo era il meno: nel corso di ventiquattro giorni i girini crebbero a un ritmo straordinario, trasformandosi in rane talmente cattive e voraci che una metà fu subito inghiottita dall’altra.

Poi le sopravvissute cominciarono a deporre le uova, fuori da ogni norma e, in altri due giorni, partorirono, ormai senza il raggio, la nuova e per di più sterminata generazione… diffondendosi in tutto l’Istituto… che risuonò di cori gracchianti come una palude”.

Non  ci è dato di sapere per quale fonte, la notizia del raggio rosso si diffuse in tutta Mosca. Iniziò così la persecuzione del Prof. Persikov che, invece di sviluppare la sua ricerca, si trovò a spendere tutto il suo tempo a rispondere al telefono che lampeggiava di rosso, mentre squillava ininterrottamente.

Pankrat, il custode dell’Istituto, bussava continuamente alla sua porta dandogli notizia dell’arrivo di giornalisti che volevano intervistarlo e, tra questi  Al’fred Arkad’ević Bronsij, collaboratore delle riviste moscovite “Luce rossa” ,”Pepe rosso”, “Gazzetta rossa”, “Riflettore rosso”,  “Mosca-Sera rossa”, “Corvo rosso”.

Malgrado  la sua determinazione a non rilasciare alcuna intervista, vista l’insistenza del giornalista, Persikov gli permise di entrare e, sopraffatto dalle sue domande, si fece scappare che l’aspetto essenziale della sua ricerca non  stava tanto nelle dimensioni degli esseri ottenuti, quanto nella loro velocità di riproduzione.

“È vero allora che questa scoperta potrà provocare una rivoluzione mondiale nell’allevamento del bestiame?” chiese il giornalista, ma più che una domanda…pareva una conclusione.

Persikov andò su tutte le furie… ma ormai era troppo tardi…

Tornando a casa scorse la propria immagine sul tetto di una casa riportata dal “Giornale dei lavoratori”.

Anche le autorità, direttamente dal Cremlino, contattarono Persikov, e con il passare dei giorni, la sua ricerca fu vista come la soluzione alla peste delle galline che ormai aveva decimato il pollame nelle campagne russe, provocando un’emergenza sanitaria dovuta al malessere della gente che aveva mangiato uova infette.

Bussarono alla porta, era Pankrat: “Signor Professore c’è fuori Rokk,vorrebbe parlarle” …“Dice di essere venuto con un foglio dal Cremlino”

Rokk in russo significa “destino”

“Il destino con un foglio? Davvero una rara combinazione” Disse Persikov aggiungendo “E allora fallo entrare!”

Quando incontrò Rokk, il Professore rimase sbigottito: egli aveva un aspetto estremamente sgradevole, ma le sue parole erano anche peggio: si presentò come il direttore del sovchoz modello “Il raggio rosso” e gli consegnò un documento in cui lo si obbligava a consegnare l’attrezzatura che produceva il raggio rosso, per riprodurre, dalle uova, le galline che erano state ormai completamente sterminate dall’epidemia.

A nulla valse la telefonata che Persikov si precipitò a fare…Le cose stavano esattamente così. Dunque al Professore, ferito e incredulo, non restava che arrendersi e rassegnarsi.

“E quale arroganza!” … “che insolenza! E pensi che mi è stato ordinato di istruire questo mascalzone” riportò , più tardi ad Ivanov.

I tre apparecchi neri di Persikov furono trasportati, sotto scorta, nella provincia di Smolensk, dove Rokk attendeva con ansia il loro arrivo, nella tenuta che riportava l’insegna “Sovchoz raggio rosso”.

Il giorno successivo arrivarono anche le uova che avrebbero dovuto dare vita alle galline di cui non c’era più traccia in tutta l’Unione Sovietica

“Perché ne hanno mandate così poche?” Si chiese Rokk “Oh, sono enormi… uova tedesche…” concluse.

Gli apparecchi di Persikov  erano stati collocati nella grande serra della tenuta che costituiva il sovchoz e Rokk si era personalmente occupato di disporre le uova sotto il raggio rosso.

Ad un certo punto, i “pulcini” iniziarono a picchiettare il guscio e Rokk si allontanò con la convinzione di trovarli già nati nella prossima visita alla serra; incredibilmente, però  dei pulcini non vi era traccia, malgrado delle uova non fosse rimasto che il guscio vuoto.

Tutt’intorno, nella campagna, regnava un silenzio sinistro: non si sentivano uccelli, né rane, solo i cani ululavano.

Mentre si recava allo stagno per fare un bagno rinfrescante, seguito da sua moglie Manja, l’attenzione di Rokk venne catturata dalla folta macchia di lappole (piante palustri) che si trovava alla sua destra, da cui giunse come uno sputo e successivamente il rumore di qualcuno che trascinava un ramo. Il rumore si ripeté.

Un tronco tra il grigio e il verde oliva, cominciò a sollevarsi dai cespugli, crescendo fino a superare il salice, era più alto di un palo dell’elettricità di Mosca ed aveva la pelle squamosa, la testa era piatta ed appuntita, con una macchia gialla e due occhi malvagi privi di palpebre.

Rokk rimase impietrito, il suo cuore cessò di battere per qualche istante.

Lo distolse la voce di sua moglie  che stava per raggiungerlo…ma “un urlo lacerante trafisse tutto il sovchoz…un serpente lungo circa quindici metri balzò fuori dalle lappole e poi su Manja.

Rokk ebbe il tempo di raccomandare la sua anima a Dio, mentre sentiva solo come scricchiolavano le sue ossa…

Nel frattempo a Mosca, ignaro di tutto quel che accadeva attorno a sé, Persikov era furente per aver ricevuto uova di gallina, anziché uova di serpenti e struzzi, come aveva richiesto. Le sue imprecazioni furono bruscamente interrotte dall’arrivo di Ivanov con l’edizione straordinaria del giornale che parlava dell’invasione di serpenti nel territorio di Smolensk e riportava una fotografia ripresa con cautela da un elicottero.

Persikov confermò i dubbi di Ivanov…si trattava di un’anaconda.

“Si rende conto che quel mascalzone al posto dei polli ha allevato serpenti che si sono riprodotti alla stessa velocità delle rane?” Disse Ivanov e proseguì rivolto al Professore: “Non c’è dubbio. La sua ordinazione di uova di serpenti e struzzi l’hanno mandata per sbaglio al sovchoz e quella di uova di gallina destinata a sovchoz, a lei”.

Il giornale riportava questa notizia: “I serpenti si muovono in branco verso Mosca deponendo incredibili quantità di uova… Sono comparsi coccodrilli e struzzi… Reparti speciali dell’esercito tentano di porre un argine al panico delle popolazioni incendiando la foresta…”. Inoltre una squadriglia di aerei inondava di gas il distretto, ma oltre ai serpenti, c’erano molti morti nella popolazione che non aveva seguito diligentemente i piani di evacuazione.

Anche Mosca era in pericolo, ma la folla scese in strada e si diresse all’Istituto per ammazzare Persikov ritenuto responsabile del disastro.

* * *

I mostri generati da Rokk furono sterminati soltanto nel mese di agosto, quando le temperature si abbassarono incredibilmente, al punto di raggiungere i diciotto gradi sotto zero.

Questa novella grottesca, così definita dal suo stesso autore, Michail Bulgakov, costituisce una feroce critica al potere staliniano, rappresentato metaforicamente dal connotato “rosso” che, continuamente si ritrova nel racconto;  ma, parallelamente, intende affermare il pericolo per la scienza di generare mostri, come accade nel racconto. Si tratta di una problematica quanto mai attuale se riferita alla ricerca scientifica che pare, ormai, aver perso una visione umanistica ed etica, in una società più interessata a scoprire nuove fonti di profitto e strumenti di potere che a tutelare la figura umana in quanto tale.

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