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La politica non è morta, è la democrazia che è in crisi - Senso Comune
Paese | Politica

La politica non è morta, è la democrazia che è in crisi

4 Febbraio 2021

Da qualche giorno su giornali e tv si canta il requiem alla politica. Alla notizia dell’incarico a Draghi è partita la competizione per la migliore omelia funebre. La manovra di Italia Viva e la crisi di governo vengono descritte essenzialmente come questione di “personalismo”, lotta tra ego, poco più che tatticismi furbeschi. Spesso si perde di vista il nocciolo della questione, ovvero che quella portata avanti da Renzi, con una buona dose di spregiudicatezza, è stata un’iniziativa politica a tutto tondo. Ripulendo gli eventi dalle interpretazioni psicologiche e dalle dietrologie da cronaca parlamentare, una cosa appare chiara: l’intento principale era quello di spostare a destra l’asse della politica economica del Paese. La crisi in atto è nata dall’esigenza di fare pesare le richieste del mondo imprenditoriale italiano in primo luogo nell’allocazione degli investimenti da programmare nel quadro del Recovery Plan, spostando risorse dalla leva dell’investimento pubblico verso quella degli incentivi agli investimenti privati. Non esistono governi tecnici, ma solo esecutivi con personalità che magari si sono tenute distanti dalla competizione democratica ma che una volta insediatesi perseguono un indirizzo politico. Non esistono scelte tecniche o provvedimenti neutrali, ma interessi che confliggono.

Il professore Michele Prospero ha felicemente definito gli altri partiti che componevano la maggioranza del Conte II, il populismo gentile. I cinque stelle domati, dopo la sbornia giallo-verde, dalla buona educazione istituzionale di PD e di LEU. Partiti frammentati che inevitabilmente esprimono leadership deboli e che fin’ora hanno giocato sulla difensiva vedendo in una logica di governo e nell’equilibrio impersonato da Giuseppe Conte la migliore strategia per evitare che le fratture interne si scomponessero. Tuttavia questa condizione ha reso la coalizione giallo-rossa fragile di fronte agli attacchi di Renzi, e il suo perseguimento di un preciso obiettivo politico. Il richiamo alla responsabilità, ai costrutturi ad un generico europeismo senza connotati, fatti anche da Conte in parlamento dopo le dimissioni delle ministre di Italia Viva sono stati la risposta flebile agli eventi messi in moto dallo strappo di Italia Viva, nonchè la giustificazione retorica ad un governo di unità nazionale.

Il Partito Democratico difficilmente riuscirà a resistere al richiamo della “responsabilità nazionale” e risponderà presente al richiamo di Mattarella e ciò contribuirà ancora di più ad imprigionarlo in una logica di governo.Se governo Draghi sarà, che almeno l’area progressista e sociale del paese ne approfitti per liberare energie e idee per un’inziativa politica chiara che dialoghi con la cittadinanza attiva e la coinvolga nello sviluppo di proposte definite e radicali su cui ricostruire una base sociale e una strategia comunicativa. Non si dovrebbe avere timore di fare politica. Non si può lasciare tanto spazio alle iniziative dall’alto di imprenditori politici, specialisti delle professioni e manager di successo, si abbia il coraggio di ristabilire il contatto con la cittadinanza consapevoli della morte del partito e dei corpi intermedi. Senza ricostruire dei nuovi pilastri che ancorino il popolo alle istituzioni più che la morte della politica rischiamo la fine della democrazia.

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