Paese

Se la destra specula sul natale a dispetto dei Santi

8 Dicembre 2020

Continua la contestazione, da parte della Lega e di Fratelli d’Italia, delle scelte decisionali del Governo in merito all’anticipazione della messa natalizia. Il nuovo DPCM firmato dal premier Conte non ha placato le polemiche nate a seguito delle dichiarazioni del Ministro agli Affari Regionali Francesco Boccia. Tuttavia, anche su un piano dottrinale, le obiezioni di Salvini e Meloni non trovano ragion d’essere. 

Nei giorni scorsi, il ministro Boccia aveva asserito che il prossimo DPCM – quello in vigore da ieri 4 dicembre – non avrebbe ammesso alcuna deroga al coprifuoco disposto dalle 22 alle 6, neanche per la Vigilia di Natale; pertanto, la messa della mezzanotte non potrà avere luogo. La soluzione proposta è allora quella di anticipare la celebrazione di qualche ora, in modo da rispettare le norme di prevenzione e di contrasto della diffusione del coronavirus. Ma l’opposizione ha subito tuonato contro le decisioni del Governo – Scrooge redivivo – che intenderebbe rovinare il Natale alle famiglie italiane, mancando di rispetto al paese, profondamente legato alla tradizione cattolica. Il leader della Lega Matteo Salvini ha ironicamente affermato che certi ministri non sono adeguati nemmeno a giocare a Monopoli, mentre la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha definito il Governo “imbarazzante”.

L’estrema destra, rifacendosi al terzo comandamento “Ricordati di santificare le feste”, non ci sta con il festeggiamento anticipato della natività di Gesù. La partecipazione alla messa della mezzanotte viene vista dai partiti di Salvini e Meloni come un precetto inderogabile, ne va della salvezza delle anime dei fedeli. Ma un’attenta lettura delle Sacre Scritture darebbe ragione alle posizioni della maggioranza. Se è vero infatti che nell’Antico Testamento Dio aveva dato disposizioni alquanto rigide per l’osservanza della santità delle feste, in particolare del sabato, con pene molto severe in caso di trasgressione, la situazione cambia con la venuta di Cristo. Gesù afferma, in realtà, che “il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Mc 2,27), ribadendo il valore della vita umana sopra tutto. Nella situazione odierna, non si può non rileggere il messaggio di Gesù alla luce dello stato emergenziale: “con 993 morti è impensabile allentare le misure”, ha affermato Boccia in commento alla giornata nera del 3 dicembre.

D’altronde il Codice di Diritto Canonico (cann. 1246-1248) non vincola i fedeli alla partecipazione della messa di mezzanotte. Si stabilisce certo l’osservanza delle feste, tra cui il Natale, attraverso atti di culto esterno – questo significa, in primis, partecipare alla Santa Messa –; ma si dichiara che vi si può assistere nel giorno stesso della festa o nel vespro del giorno precedente. Dunque, non è necessario recarsi a messa alle ore ventiquattro per rendere onore a Dio. Per i fedeli cattolici è fatto obbligo di partecipare alla messa, tuttavia non sta scritto da nessuna parte che quella della mezzanotte sia in qualche modo superiore alle altre celebrazioni.

Il Diritto Canonico prevede addirittura la possibilità per la Conferenza Episcopale – con l’autorizzazione della Santa Sede – di abolire o spostare alla domenica alcuni giorni festivi di precetto. Lungi dal ricorrere a questo diritto – adottato esclusivamente per quelle ricorrenze che non hanno più valore civile –, la CEI ha comunque accolto le richieste del Governo, dando disposizioni ai parroci di orientare i fedeli ad una presenza ben distribuita nelle quattro fasce orarie per la messa che sono venute a stabilirsi: vespertina, notturna, dell’aurora e del giorno. Ovviamente, per la messa della notte, l’orario verrà fissato compatibilmente con il coprifuoco.

Dopotutto, negli scorsi anni a San Pietro la liturgia natalizia si era svolta con un certo anticipo rispetto alla mezzanotte delle chiese sul suolo italiano. Per la Chiesa Cattolica, quindi, non ci sarebbe alcun problema a commemorare la nascita di Gesù un paio di ore prima. La polemica non è stata sollevata dai chierici per protestare contro le misure di uno Stato troppo “laico”, ma da esponenti politici che nulla hanno a che fare con la religione che si ripromettono di difendere.

Eppure, un laico cattolico – qual è un capo politico – per definirsi tale deve riconoscere la guida del Papa e dei Vescovi in comunione con lui per quanto riguarda le materie di fede. Sicché la presa di posizione di Salvini e di Meloni non è altro che una polemica sterile, in cui si usa la religione per secondi fini. Volere a tutti i costi la celebrazione della messa a mezzanotte non è altro che feticismo e superstizione, poiché si suppone che la forma abbia una priorità sulla sostanza, ovvero sulla buona condotta morale. E ricordiamoci che il leader del Carroccio, intervistato pochi giorni fa a Carta Bianca, si domandava chi avesse stabilito i diritti umani, mettendoli in discussione.

Alle accuse dell’opposizione, Boccia non ha ribattuto, lasciando la parola ai vescovi, che si sono mostrati sulla stessa lunghezza d’onda del Governo. Altre critiche rivolte al ministro vertevano sulla presunta rottura del principio di laicità dello Stato, dal momento che, secondo il loro parere, sarebbe intervenuto su una faccenda di ordine spirituale. Ma Boccia ha riconosciuto l’indipendenza e la sovranità nell’ordine spirituale della Chiesa, protette dall’articolo 7 della nostra Costituzione, ricercando un accordo diplomatico per conciliare il sacro (la celebrazione delle messe) con il profano (il coprifuoco stabilito dal DPCM). Pertanto, si è mosso in accordo anche all’articolo 8 della Costituzione, che asserisce che i rapporti tra Stato e Chiesa “sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”.

Questa triste vicenda mostra, ancora una volta, quanta ipocrisia si celi in certi rappresentanti politici, disinteressati a cosa la loro stessa religione affermi autenticamente, mirando soltanto ad ottenere consensi tra il popolo. Una vera e propria religiosità di facciata, per la quale non conta né l’agire né quale sia davvero il messaggio evangelico, ma semplicemente professarsi tali per potersi dichiarare difensori della tradizione. Ciò nonostante, i fedeli possono rasserenarsi: non partecipare alla messa di mezzanotte non è motivo di dannazione eterna, le misure adottate dal Governo e condivise dalla CEI non costituiscono impedimento per la salus animarum, ma sono volte a salvaguardare la salute pubblica in rispetto alla celebrazione delle festività religiose.

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